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mercoledì, 30 novembre 2005

Questa sera, Gigi Proietti ha "aperto" ballarò con alcune poesie di Trilussa.
L'ultima è stata questa:

Ninna nanna, nanna ninna,
er pupetto vò la zinna:
dormi, dormi, cocco bello,
sennò chiamo Farfarello
Farfarello e Gujermone
che se mette a pecorone,
Gujermone e Ceccopeppe
che se regge co' le zeppe,
co' le zeppe d'un impero
mezzo giallo e mezzo nero.

Ninna nanna, pija sonno
ché se dormi nun vedrai
tante infamie e tanti guai
che succedeno ner monno
fra le spade e li fucili
de li popoli civili.

Ninna nanna, tu nun senti
li sospiri e li lamenti
de la gente che se scanna
per un matto che commanna;
che se scanna e che s'ammazza
a vantaggio de la razza...
o a vantaggio d'una fede
per un Dio che nun se vede,
ma che serve da riparo
ar Sovrano macellaro.

Chè quer covo d'assassini
che c'insanguina la terra
sa benone che la guerra
è un gran giro de quatrini
che prepara le risorse
pe' li ladri de le Borse.

Fa' la ninna, cocco bello,
finchè dura 'sto macello:
fa' la ninna, chè domani
rivedremo li sovrani
che se scambieno la stima
boni amichi come prima.
So' cuggini e fra parenti
nun se fanno comprimenti:
torneranno più cordiali
li rapporti personali.

E riuniti fra de loro
senza l'ombra d'un rimorso,
ce faranno un ber discorso
su la Pace e sul Lavoro
pe' quer popolo cojone
risparmiato dar cannone!  

(Trilussa: ottobre 1914)
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categoria : politica, tivù

postato da seaweeds
martedì, 29 novembre 2005

Stamattina mi sono svegliato con le note del tema di C'era una volta il west. Man mano che riprendevo conoscenza del mondo e organizzavo i miei primi minuti della giornata, la musica di Ennio Morricone, e la voce della soprano si diffondevano per la casa.
Scena: Nel film di Sergio Leone, Claudia Cardinale è nella stazione ferroviaria, inquadrata dal binario. Esce dall'altra parte dell'edificio, e la machina da presa si alza con la dolly, supera il tetto, e inquadra per la prima volta il villaggio, e il fermento quotidiano dei suoi abitanti.

Sergio Leone ed Ennio Morricone

Mi viene in mente un articolo che lessi qualche mese fa. Si accusavano certe colonne sonore di essere "troppo invadenti", nello sviluppo del film. Temi complessi rischiano di distrarre lo spettatore, rubando la scena alla storia. Eppure certi capolavori cinematografici non si possono proprio scindere dalla musica d'accompagnamento.

È così sbagliato considerare la colonna sonora come uno dei protagonisti di una pellicola? Un collega musicista  di mio padre, commentando il panorama sinfonico contemporaneo, considera gli ultimi grandi compositori del secolo quelli che collaborano con il cinema.

La prima grande contaminazione fra musica sinfonica e cinema si ha con il sodalizio Eisenstein-Prokofiev. Il grande cineasta russo, e l'ultimo gigante classico, collaborarono sia nell'Aleksandr Nevskiy che in Ivan il terribile.
Scena: Aleksandr Nevskiy. Al termine della battaglia sul ghiaccio, i corpi dei soldati giacciono in una luce spettrale. Le note lente, lancinanti, si aggirano insieme alla cinepresa, fra i cadaveri.

Sergei Prokofiev e Sergei M. Eisenstein

Pensavo ai grandi sodalizi regista-compositore. Ad esempio, come si fa a pensare a Steven Spielberg senza avere in mente qualche tema di John Williams? Lo Squalo, E.T., Incontri ravvicinati del terzo tipo, Schindler's List, Indiana Jones, forse sono i titoli dai motivi più popolari, che qualsiasi appassionato di cinema (e non), saprebbe intonare all'istante. Williams, che tanto deve a Prokofiev (quante citazioni, in Guerre Stellari!), nasce come jazzista, per poi dedicarsi a temi più "sinfonici".
Scena: I ragazzini in bicicletta cercano di salvare E.T. dai temibili uomini in nero.
In un crescendo continuo, la colonna sonora continua ad accennare il tema, fino a quel momento eseguito a sprazzi, strozzato, interrotto. Poi le biciclette si staccano da terra e cominciano a volare, e per la prima volta si sente nella sua interezza, come una liberazione.

John Williams e Steven Spielberg

La scena delle biciclette volanti, è un omaggio di Spielberg alle scope volanti di De Sica, in Miracolo a Milano. Oltre a Leone-Morricone, un altro sodalizio di casa nostra è quello onirico del duo Fellini-Rota. Nino Rota, con il suo stile circense, bandistico, ha creato uno stile ancora oggi imitato da molti suoi dicepoli. E Fellini amava il circo, i pagliacci e le bonarie pagliacciate. Il tema di Amarcord è già di per sé una storia. Sembra un vento che trasporta profumi, sapori e naturalmente ricordi, nostalgie. Qualcosa di magico.
Scena: 8½. Il regista Guido Anselmi ritrova l'ispirazione e, sulla passerella conclusiva, vede sfilare tutti i personaggi della sua vita. La marcetta di Rota è, come sempre, di un'allegria incerta e maliconica.

Federico Fellini e Nino Rota

Un'accoppiata recente - legata anche qui da una vena sognante e malinconica - ma decisamente più cupa: Tim Burton e Danny Elfman. L'ex leader degli Oingo Boingo, passa alla musica per film grazie al regista di Batman e Edward mani di forbice. I primi lavori sono chiaramente d'ispirazione "rotiana" (Pee Wee's Big Adventure, A scuola con papà), poi intraprende la strada gotico-sinfonica, e crea un suo stile originale.
Tim Burton e Danny Elfman

Scena: Il Joker e Vicky Vale danzano il "valzer della morte" fra le guglie della cattedrale di Gotham City. Un "tre quarti" eccellente e preciso, che anche qui mischa il tono dello scherzo, con la minaccia mortale.

Domenica scorsa ho visto il deludente I Fratelli Grimm e l'incantevole strega del discontinuo geniaccio Terry Gilliam. Mi hanno colpito, però, le musiche originali, che avevano molti richiami ai lavori di Bernard Herrmann, compositore di corte a palazzo Hitchcock. Gilliam aveva già omaggiato il regista inglese (e il suo compositore) ne L'esercito delle dodici scimmie. Il fuggitivo James Cole si rifugia in un cinema dove danno una retrospettiva dedicata ad Alfred Hitchcock. Si addormenta davanti a Psycho e si sveglia con uno sbattere d'ali de Gli Uccelli, mentre le note de La donna che visse due volte, riecheggiano nella sala semivuota. Herrmann è un esempio di secchezza musicale. I suoi temi possono apparire banali, a volte delle semplici scale, come se fossero "esercizi di riscaldamento". Abbinati alle immagini, però, acquistano una potenza inimmaginabile. Fu Herrmann a convincere Hitchcock a musicare Psycho, che il regista voleva spoglio di qualsiasi commento musicale. Chissà come sarebbe stato. Ma la fuga di Janet Leigh, e la scena della doccia, come sarebbero, senza quella "pioggia" di archi?


Alfred Hitchcock e Bernard Herrmann



Scena: Madeleine, la donna che visse due volte, e Scottie sono in una foresta di sequoie giganti, fuori San Francisco. Dei violini sussurrati incombono angosciosamente. Poi lei comincia a correre, seguita dall'uomo, e dai violini. Si fermano, si abbracciano, e alla fine si baciano, mentre sullo sfondo le onde burrascose del mare sembrano esultare. E la voce dei cavalloni è quella dell'intera orchestra, che non frena più il tema, ma lo lascia andare libero.

Quell'articolo aveva ragione? Delle scene citate, si ricorda più la musica?
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categoria : musica, cinema

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venerdì, 25 novembre 2005

Due giorni fa era il centoquarantacinquesimo compleanno di Henry McCarty, conosciuto anche come William Henry Bonney, ma soprattutto come Billy The Kid.

Accusato di aver ucciso ventuno uomini (uno per ogni anno della sua breve vita), in realtà pare fossero solo nove. Quattro suoi, e cinque in collaborazione. Viene ucciso nel 1881 con due colpi alla schiena, dallo sceriffo Pat Garrett.

La conquista del lontano ovest...
Uno dei momenti storici che più stimolò generazioni di narratori, scrittori, registi, illustratori e musicisti... La scoperta della terra selvaggia, il territorio incontaminato, gli indiani, i cavalli, le diligenze, le stelle di latta, gli speroni, la polvere, il cavallo di ferro, i bandìdos, il confine, la corsa all'oro…

Ma questo avveniva centocinquant'anni fa. È bello sognare, ricordarsi di questo periodo euforico e violento, come l'ultima grande epopea dell'uomo, al pari della guerra di Troia, di Re Artù, o delle grandi crociate. Ora, nel 2005, ci siamo buttati tutto questo alle spalle, Billy The Kid è un granello di sabbia nel deserto della storia. Quando ancora esistevano le taglie.











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categoria : alganacco, cronaca seria

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mercoledì, 23 novembre 2005

Personaggio curioso, Roald Dahl.
La vita segnata da molti drammi, scrittore per l'infanzia tutt'altro che solare (rimando alle mie considerazioni sul Wonka-Mefistofelico di tempo fa), sospetto antisemita, misogino e taccagno (pare che comprasse un libro alla mattina, lo leggesse durante il giorno e chiedesse i soldi indietro alla sera, inventandosi qualche reclamo), le sue più celebri opere sono state tutte trasformate in film: da Willy Wonka e la fabbrica del cioccolato a Chi ha paura delle streghe?, da James e la pesca gigante (diretto da Henry Selik e prodotto da Tim Burton, regista anche del remake de La fabbrica di cioccolato) a Matilda 6 mitica, a un insospettabile Almodóvar d'annata (Che ho fatto io per meritarmi questo? tratto dal suo "Lamb to the Slaughter").
Moriva 15 anni fa, oggi.
Di solito non amo festeggiare gli anniversari della morte. Meglio quelli di nascita. Ma prima che si concludesse questo anno Dahliano, volevo approfittarne per ricordarlo.

Da Leonardo.it:

Scrittore per bambini? No, sarebbe troppo semplice classificarlo così, malgrado alcuni suoi libri siano letti da milioni di bambini in tutto il mondo. Scrittore umoristico? Neanche questa definizione si attaglia del tutto a Roald Dahl capace, nei suoi libri, di tali sterzate ciniche o stranianti da lasciare sconcertati. Forse "maestro dell'imprevedibile" è la definizione che più gli si addice. Poco conosciuto fra quelli che consumano solo letteratura alta, chi si è accostato a lui ne ha subito fatto un autore di culto.

Sì, perché Roald Dahl, nato da genitori norvegesi il 13 settembre 1916 nella città di Llandaff, nel Galles, dopo un'infanzia e un'adolescenza segnate dalla morte del padre e della sorellina Astrid, consumato dalla severità e dalla violenza dei sistemi educativi dei collegi inglesi, è riuscito da solo a trovare le forze per andare avanti, ma ha anche saputo elaborare in una scrittura lieve, ma caustica quanto basta, le tragedie e i dolori del mondo.

Prima di diventare scrittore a tempo pieno Roald Dahl si è dovuto adeguare ai lavori più strambi. Appena terminata la scuola superiore si trasferisce addirittura in Africa, presso una compagnia petrolifera. Ma la Seconda guerra mondiale incombe e non risparmia, nella sua furia distruttiva, neanche lo sfortunato scrittore. Partecipa in qualità di pilota d'aereo e scampa per miracolo ad un terribile incidente. Combatte anche in Grecia, Palestina e Siria, finché le conseguenze dell'incidente non gli impediscono di continuare a volare.

Dopo il congedo Roald Dahl si trasferisce negli Stati Uniti e lì scopre la sua vocazione di scrittore. Il primo racconto pubblicato è proprio una storia per bambini. Periodo fecondo della sua vita, questo, condito da decine di aneddoti circa le sue strane abitudini. Una tirchieria patologica in primis ma anche il vezzo di scrivere chiuso in una stanza in fondo al suo giardino, avvolto in un sudicio sacco a pelo e sprofondato in una poltrona improbabile appartenuta alla madre. Si dice che in questa sua stanza nessuno avesse mai potuto riordinare o fare pulizie, con le conseguenze che si possono immaginare. Sul tavolo, una palla color argento fatta con la stagnola delle tavolette di cioccolata che mangiò da ragazzo. Ma al di là degli aneddoti, restano i libri da lui scritti.

Nel 1953 sposa una celebre attrice, Patricia Neal, da cui avrà cinque figli. La sua vita familiare però è sconvolta da una serie di terribili drammi familiari: dapprima il figlio neonato subisce una gravissima frattura cranica, in seguito la figlia di sette anni muore per le complicazioni del morbillo, infine la moglie Patricia è costretta sulla sedia a rotelle da un'emorragia cerebrale. Nel 1990 la figliastra Lorina morirà per tumore al cervello, pochi mesi prima di lui.

Tornato in Gran Bretagna Dahl acquista una popolarità sempre più vasta come scrittore per bambini e, negli anni '80, grazie anche all'incoraggiamento della seconda moglie Felicity, scrive quelli che possono essere considerati i suoi capolavori: Il GGG, Le Streghe, Matilde. Altre storie sono: Boy, Sporcelli, La fabbrica di cioccolato, Il grande ascensore di cristallo.

E' stato anche sceneggiatore di film tratti dai suoi racconti. Così "Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato", del 1971 per la regia di Mel Stuart (tra gli attori interpreti: Gene Wilder, Jack Albertson, Ursula Reit, Peter Ostrum e Roy Kinnear), è una curiosa storia dove il proprietario di una fabbrica di cioccolato bandisce un concorso: i cinque bambini vincitori potranno entrare nella misteriosa fabbrica e scoprirne i segreti.

Roald Dahl ha scritto anche libri per adulti, racconti il cui tema centrale è la sofferenza che nasce dalla crudeltà, la sopraffazione e l'imbarazzo.

Ritiratosi in una grande casa di campagna, il bizzarro scrittore è morto il 23 novembre 1990 di leucemia.
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categoria : cinema, letteratura, alganacco