Ninna nanna, nanna ninna,
Sergio Leone ed Ennio Morricone
La prima grande contaminazione fra musica sinfonica e cinema si ha con il sodalizio Eisenstein-Prokofiev. Il grande cineasta russo, e l'ultimo gigante classico, collaborarono sia nell'Aleksandr Nevskiy che in Ivan il terribile.
John Williams e Steven Spielberg
Federico Fellini e Nino Rota
Un'accoppiata recente - legata anche qui da una vena sognante e malinconica - ma decisamente più cupa: Tim Burton e Danny Elfman. L'ex leader degli Oingo Boingo, passa alla musica per film grazie al regista di Batman e Edward mani di forbice. I primi lavori sono chiaramente d'ispirazione "rotiana" (Pee Wee's Big Adventure, A scuola con papà), poi intraprende la strada gotico-sinfonica, e crea un suo stile originale.
Si addormenta davanti a Psycho e si sveglia con uno sbattere d'ali de Gli Uccelli, mentre le note de La donna che visse due volte, riecheggiano nella sala semivuota. Herrmann è un esempio di secchezza musicale. I suoi temi possono apparire banali, a volte delle semplici scale, come se fossero "esercizi di riscaldamento". Abbinati alle immagini, però, acquistano una potenza inimmaginabile. Fu Herrmann a convincere Hitchcock a musicare Psycho, che il regista voleva spoglio di qualsiasi commento musicale. Chissà come sarebbe stato. Ma la fuga di Janet Leigh, e la scena della doccia, come sarebbero, senza quella "pioggia" di archi?
Due giorni fa era il centoquarantacinquesimo compleanno di Henry McCarty, conosciuto anche come William Henry Bonney, ma soprattutto come Billy The Kid.

mie considerazioni sul Wonka-Mefistofelico di tempo fa), sospetto antisemita, misogino e taccagno (pare che comprasse un libro alla mattina, lo leggesse durante il giorno e chiedesse i soldi indietro alla sera, inventandosi qualche reclamo), le sue più celebri opere sono state tutte trasformate in film: da Willy Wonka e la fabbrica del cioccolato a Chi ha paura delle streghe?, da James e la pesca gigante (diretto da Henry Selik e prodotto da Tim Burton, regista anche del remake de La fabbrica di cioccolato) a Matilda 6 mitica, a un insospettabile Almodóvar d'annata (Che ho fatto io per meritarmi questo? tratto dal suo "Lamb to the Slaughter").
Scrittore per bambini? No, sarebbe troppo semplice classificarlo così, malgrado alcuni suoi libri siano letti da milioni di bambini in tutto il mondo. Scrittore umoristico? Neanche questa definizione si attaglia del tutto a Roald Dahl capace, nei suoi libri, di tali sterzate ciniche o stranianti da lasciare sconcertati. Forse "maestro dell'imprevedibile" è la definizione che più gli si addice. Poco conosciuto fra quelli che consumano solo letteratura alta, chi si è accostato a lui ne ha subito fatto un autore di culto.
Dopo il congedo Roald Dahl si trasferisce negli Stati Uniti e lì scopre la sua vocazione di scrittore. Il primo racconto pubblicato è proprio una storia per bambini. Periodo fecondo della sua vita, questo, condito da decine di aneddoti circa le sue strane abitudini. Una tirchieria patologica in primis ma anche il vezzo di scrivere chiuso in una stanza in fondo al suo giardino, avvolto in un sudicio sacco a pelo e sprofondato in una poltrona improbabile appartenuta alla madre. Si dice che in questa sua stanza nessuno avesse mai potuto riordinare o fare pulizie, con le conseguenze che si possono immaginare. Sul tavolo, una palla color argento fatta con la stagnola delle tavolette di cioccolata che mangiò da ragazzo. Ma al di là degli aneddoti, restano i libri da lui scritti.
E' stato anche sceneggiatore di film tratti dai suoi racconti. Così "Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato", del 1971 per la regia di Mel Stuart (tra gli attori interpreti: Gene Wilder, Jack Albertson, Ursula Reit, Peter Ostrum e Roy Kinnear), è una curiosa storia dove il proprietario di una fabbrica di cioccolato bandisce un concorso: i cinque bambini vincitori potranno entrare nella misteriosa fabbrica e scoprirne i segreti.