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lunedì, 26 dicembre 2005

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categoria : cronaca seria

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venerdì, 23 dicembre 2005

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categoria : beatles, alganacco

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mercoledì, 21 dicembre 2005

Accolgo prontamente il suggerimento di rinominare così...

L'ALmanacco delle ALghe.

In questo giorno sono nati:

1921

Vampira. Mitica presentatrice di un programma cult fra gli appassionati dell'horror americani. Il suo show notturno introduceva vecchie pellicole dell'orrore, e in soli otto mesi di trasmissioni divenne un'icon. Adorata da Ed Wood, il peggior regista di tutti i tempi, recitò nel suo capolavoro: Plan 9 from outer space. E in molti altri b-movies degli anni cinquanta.



1935

Jane Fonda. Attrice, attivista e... ginnasta.
Figlia di cotanto padre e sorella di cotanto fratello, in famiglia si sono scannati fino a poco prima della morte del grande Henry. Pacifista, femminista, e molte altre cose che finiscono per "ista", negli anni ottanta fece palate di soldi con i corsi d'aerobica in videocassetta. Dopo quindici anni d'assenza, è tornata davanti alla macchina da presa quest'anno. Speriamo non resti un caso isolato.




1940

Frank Zappa. Genio e sregolatezza.
Il più grande anticonformista in musica. Pure troppo. Rispetto il personaggio, anche se non amo particolarmente la sua musica. Non tutta, per lo meno. Il massimo della creatività l'ha espressa quando ha dovuto scegliere i nomi per i suoi figli: Moon Unit, Diva, Ahmet Emuukha Rodan e Dweezil. Se n'è andato senza restituirmi le mie diciassettemilalire per We're only in it for the money/Lumpy Gravy. E io, per ripicca, non gli compro più niente.







1946

Tutto'altro che sregolatezza, invece, il buon Carl Wilson. Fratello minore di Brian e Dennis Wilson, era il più tranquillo dei Beach Boys. Chitarra essenziale, e voce splendida, acuta e soffice. Nei difficili rapporti fra il gruppo/famiglia (gli altri due membri erano il cugino Mike Love e l'amico Al Jardine) il suo ruolo è stato, in più di un'occasione, quella di paciere.
Se n'è andato pochi anni fa. Troppo presto e quando, forse, le sue ambasciate stavano facendo riavvicinare la band. Però, sempre forse, non avremmo nemmeno assistito alla rinascita artistica del fratello Brian e alla realizzazione, dopo trentasette anni, del suo capolavoro: Smile.







1948

Samuel L. Jackson.
Sia che citi i passi della Bibbia vestito di nero, sia che venda tavole originali di fumetti a Bruce Willis, o che lo salvi da un linciaggio sicuro, sia che si aggiri per locali jazz, o che manovri una spada laser, è sempre un piacere da guardare. Elegante, minaccioso, carismatico, è un attore come quelli di una volta: capaci di riempire lo schermo senza nemmeno muoversi.





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categoria : musica, cinema, alganacco

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martedì, 20 dicembre 2005

Vedere al cinema un classico, è un’occasione rara, che va presa al volo. Anche se la pellicola è degli anni quaranta, graffiata, e magari ha qualche taglio.

Ieri sera ho visto per l’ennesima volta La vita è meravigliosa di Frank Capra, “IL” film di natale, al confronto del quale, non ci sono Miracoli della 34ma strada o Bianchi Natali che tengano.
Sia perché è una delle più belle storie raccontate dal Cinema, sia perché la sua magia irripetibile ha un che di ultraterreno, e poi perché è il mio film preferito. Non si discute.



















Da quando ho coscienza di esistere, ricordo di aver sempre guardato, almeno una volta l’anno, il buon George Bailey correre per le strade di Bedford Falls urlando: “Buon Natale, cinematografo! Buon Natale emporio!”. E aver versato qualche lacrima sul finale: quando anche l’ispettore della banca partecipa alla colletta, e il tizio che dice: “Io non la conosco, ma mi hanno parlato tanto bene di lei”. E infine la piccola Zuzu che sente un tintinnio e spiega al babbo che ogni volta che suona una campana, un angelo ha messo le ali.



Nella copia di ieri, questa battuta non c’era. Peccato. Ma l’esperienza di rivivere quelle emozioni, ormai date per scontate, insieme a un’intera sala cinematografica... Ridere insieme agli altri, commuoversi e preoccuparsi, e infine l’applauso liberatorio. Battere le mani al cinema è una cosa curiosa. Il regista e gli attori non sono presenti in sala (purtroppo), ma quando la pellicola è come questa, viene istintivo mostrare la propria riconoscenza a chi ha creato un’opera così bella.



Frank Capra, di origine italiana è etichettato come il regista dei buoni sentimenti, lo Spielberg dell’epoca, se vogliamo. Ma qualche risata nera ce l’ha regalata con Arsenico e vecchi merletti, e una bella zampata nel sociale e nella politica Americana l’ha messa con Arriva John Doe e Mr. Smith va a Washington.









George Bailey è il gigantesco Jimmy Stewart. L’attore che avrebbe meritato di vivere per sempre. Perfetto con Capra, con Hitchcock, con Mann, con Ford. Un mio amico mi disse che sarebbe stato il più grande attore della terra se avesse dimostrato, almeno una volta, di saper recitare anche il ruolo del “cattivo”. Non lo so. A me bastano i circa ottanta film che ha girato nella sua vita. Chissà se riuscirò mai a vederli tutti.





Poi la luminosa Donna Reed. Non radiosa, proprio "luminosa". La madre di George Bailey fa notare al figlio: “ogni volta che ti vede, le si illuminano gli occhi”. Non solo quelli, aggiungo io. I suoi primi piani sono abbaglianti.










Thomas Mitchell, lo zio Billy, fu un caratterista straordinario. Era in Mezzogiorno di fuoco, Via col vento, Ombre Rosse e altri tre titoli Caprani: Angeli con la pistola, Mr. Smith va a Washington e Orizzonte Perduto.











Clarence, è il bonario Henry Travers. Inglese, aveva già una lunga carriera alle spalle in film come L’uomo invisibile, Una pallottola per Roy e L’ombra del dubbio.

















Da non dimenticare anche il prozio di Drew: Lionel Barrymore, un “villain” meraviglioso. Come se il vero Ebenezer Scrooge, in questo Canto di Natale al contrario, facesse una comparsata. Nella storia di Dickens, l’avaro Scrooge si risvegliava redento il giorno di Natale, dopo aver trascorso la vigilia con tre spiriti. Qui resta impunito, a dimostrazione che il film non è poi così "buonista".





Da urlo il sublime doppiaggio italiano. James Stewart è, come sempre, doppiato da Gualtiero de Angelis. Fra gli altri c’è Carletto Romano e pure Alberto Sordi.

Un plauso anche alla Sala Sivori, che ha regalato questa serata, e all’assessore alla cultura. La signora, però, poteva risparmiarsi di raccontare la trama del film, questo sì. Si fosse addentrata in dettagli tecnici, o avesse commentato il messaggio, sarebbe stato interessante, ma che senso ha dilungarsi sulla storia, quando la si sta per vedere? Ho fatto tappare le orecchie agli amici che erano con me, e che non avevano mai visto il film. L’assessore s’è offesa: “Quella signorina là che non vuole che racconti la trama… ma mica è un thriller o un giallo!”.

In questo post ho citato solo cose estrapolate dal contesto. Chi conosce il film saprà ricollocarle nel giusto posto, chi non l’ha visto non potrà capire a cosa mi riferisco.
Ma dopo, che corra a guardarlo! È il periodo giusto.

Buon Natale, Cinematografo!
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categoria : cinema, diario