Un'impiegata si rivolge al cliente che non si è presentato puntualmente alla chiamata del numero.
- C passa per primo non avendo obblighi di precedenza;
Da un po' di tempo (dalle Mascelle) desideravo inaugurare una rubrica periodica scema. Di quelle proprio inutili, ma che piacciono tanto a grandi e piccini. Per stimolare un po' di dibattito sul niente, insomma.
Per cominciare, parto col più ricercato di tutti. Lui:
E poi c'è lui.
Koyaanisqatsi è il primo film di una trilogia diretta da Godfrey Reggio e prodotta da quello sperimentatore, spesso sottovalutato, che è Francis Ford Coppola.
gli venne prestata da quello che non era ancora, ma sarebbe diventato uno dei miei amici più cari. A volte, com’è strana la vita!
Koyaanisqatsi si pronuncia “coianiscàzzi”, e forse è il motivo per cui si conosce poco. :) Se non preparo psicologicamente la persona che ho davanti, quando ne parlo, mi scoppia a ridere in faccia o fa battutine allusive. Allora fingo di non saperlo pronunciare e lo chiamo “coianiscuadzi”. Ma il regista non voleva nemmeno darglielo, un titolo. Un'idea commercialmente bizzarra. Andate voi in videoteca a chiedere: “voglio quel film senza titolo. Quello che non parla di niente, senza trama e senza attori.” Vi faranno un sorrisino di cortesia e vi accompagneranno gentilmente alla porta.
Ma allora cos’è, questo Koyaanisqatsi? Definirlo un documentario è riduttivo. Ma non è nemmeno un film. Non ci sono dialoghi, nessuna parola. Solo musica. La musica ossessiva di un Philip Glass in ottima forma, e che raramente raggiungerà vette così alte, nella sua carriera. Per la prima volta, realmente, la colonna sonora è la vera protagonista del film. E accompagna le immagini, partendo dai quattro elementi: aria, terra, acqua, fuoco. Poi arriva l’uomo, prima come individuo, poi come creatore di città, di fabbriche, di plastica, di microchip, di automobili.
Il tutto senza pregiudizi, oggettivo, niente "giusto" o "sbagliato". Il regista non esiste, è lo spettatore a dare la propria interpretazione. Quello che ho scritto qua sopra, potrebbe non essere quello che vedreste voi, nel film. Godfrey Reggio spiega e non spiega, nel documentario presente nel DVD, che ognuno è libero di pensare al film come una critica alla società moderna, o un’esaltazione del progresso umano, a un capolavoro assoluto, a un’idea mal sviluppata, piuttosto che a una stronzata colossale (parole sue).
Per non “suggerire nulla” poi, la musica di Glass venne montata in un ordine pressoché casuale. Inizialmente il compositore si adirò, perché aveva scritto determinati temi ispirandosi a certe scene. Ma anche in questo caso, le intenzioni e la personalità di qualcuno avrebbero potuto influenzare il pubblico.
Cinque anni dopo, il trio Coppola, Reggio e Glass replica con Powaqqatsi (Pouacàzzi), "Vita in trasformazione", e nel 2002 la produzione passa a Steven Soderbergh con Naqoyqatsi (Nacoicàzzi), "La vita come guerra".