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martedì, 31 gennaio 2006

Un'impiegata si rivolge al cliente che non si è presentato puntualmente alla chiamata del numero.
"Si era addormentato?!"

Il cliente, che era fermo davanti alla linea gialla, si avvicina allo sportello. Zoppicando.

È distrofico.

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categoria : diario

postato da seaweeds
martedì, 31 gennaio 2006

Nella situazione rappresentata in figura 654:

- C passa per primo non avendo obblighi di precedenza;
- R attende il transito del veicolo C dopodiché effettua la svolta a sinistra;
- A in presenza del segnale deve attendere il transito del veicolo R poi attraversa l'incrocio prima del veicolo H;
- H in presenza del segnale deve attendere al transito dei veicoli C ed R dopo per la regola della precedenza deve far transitare il veicolo A passa quindi per ultimo


... e l'ALghe-bolide sfreccia libero, sopra tutti!
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categoria : diario, patire a punti

postato da seaweeds
lunedì, 30 gennaio 2006

Da un po' di tempo (dalle Mascelle) desideravo inaugurare una rubrica periodica scema. Di quelle proprio inutili, ma che piacciono tanto a grandi e piccini. Per stimolare un po' di dibattito sul niente, insomma.

Eccola qua, dunque. Scopo della rubrica è quello di ricordare personaggi, cose, animali, un tempo estremamente popolari, o diffusi, e oggi pressoché dimenticati.

Non è nemmeno un'idea nuova. Anzi... C'era un programma che si chiamava "Meteore", ma qui non è necessario ritrovare chi o cosa s'è perduto.
In alcuni casi basterebbe fare una ricerca su google per avere notizie, ma è ininfluente. Basta ricordare sospirando, o imprecando. Insomma, proprio una cosa stupida e priva di approfondimento.

Per cominciare, parto col più ricercato di tutti. Lui:

Chi non si è domandato, almeno una volta negli ultimi... cosa saranno, quindici anni?... chi non s'è domandato che fine abbia fatto Maurizio Seymandi?

Bene, non succederà spesso, ma per cominciare alla grande abbiamo una risposta. Qui.




E poi c'è lui.

I
l nostro cacciatore di squali preferito, fratello di un maratoneta, coreografo e detective memorabile. Roy Scheider!






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categoria : cinema, chi l ha visto, tivù

postato da seaweeds
venerdì, 27 gennaio 2006

Koyaanisqatsi è il primo film di una trilogia diretta da Godfrey Reggio e prodotta da quello sperimentatore, spesso sottovalutato, che è Francis Ford Coppola.

Lo vidi per la prima volta a dieci anni, grazie a uno di quegli illuminati maestri di scuola (e di vita) che ogni tanto capita di incontrare lungo il nostro percorso scolastico. Una mattina ci portò nell'aula TV e tirò fuori la videocassetta di questo film del 1983. Anni dopo, scoprii che la cassetta
gli venne prestata da quello che non era ancora, ma sarebbe diventato uno dei miei amici più cari. A volte, com’è strana la vita!

È strano anche come questo film passi di mano in mano, di occhio in occhio, come un amuleto, un feticcio che lega pochi intimi. L’ho rivisto quasi vent’anni dopo, lo scorso settembre. Limpido, come se fosse ieri, mi è apparso questo capolavoro per immagini che mi ha coinvolto come allora. Ed è proprio questo il segreto di Koyaanisqatsi: un’esperienza quasi mistica, che varia ad ogni visione, ad ogni età, ad ogni stato d’animo, ad ogni sensibilità. A dieci anni può essere enormemente stimolante, da adulto acquista significati filosofici, politici, importanti.


Koyaanisqatsi si pronuncia “coianiscàzzi”, e forse è il motivo per cui si conosce poco. :) Se non preparo psicologicamente la persona che ho davanti, quando ne parlo, mi scoppia a ridere in faccia o fa battutine allusive. Allora fingo di non saperlo pronunciare e lo chiamo “coianiscuadzi”. Ma il regista non voleva nemmeno darglielo, un titolo. Un'idea commercialmente bizzarra. Andate voi in videoteca a chiedere: “voglio quel film senza titolo. Quello che non parla di niente, senza trama e senza attori.” Vi faranno un sorrisino di cortesia e vi accompagneranno gentilmente alla porta.

Reggio ha optato, quindi, per Koyaanisqatsi, una parola che non esiste. Non nel linguaggio scritto. Esiste nella lingua hopi, che è soltanto orale. Alla fine del film si legge la definizione:

koy.aa.nis.qat.si (Hopi) [n] 1. crazy life 2. life out of balance 3. life disintegrating 4. life in turmoil 5. a way of life that calls for another way of living.

Ma allora cos’è, questo Koyaanisqatsi? Definirlo un documentario è riduttivo. Ma non è nemmeno un film. Non ci sono dialoghi, nessuna parola. Solo musica. La musica ossessiva di un Philip Glass in ottima forma, e che raramente raggiungerà vette così alte, nella sua carriera. Per la prima volta, realmente, la colonna sonora è la vera protagonista del film. E accompagna le immagini, partendo dai quattro elementi: aria, terra, acqua, fuoco. Poi arriva l’uomo, prima come individuo, poi come creatore di città, di fabbriche, di plastica, di microchip, di automobili.

Il tutto senza pregiudizi, oggettivo, niente "giusto" o "sbagliato". Il regista non esiste, è lo spettatore a dare la propria interpretazione. Quello che ho scritto qua sopra, potrebbe non essere quello che vedreste voi, nel film. Godfrey Reggio spiega e non spiega, nel documentario presente nel DVD, che ognuno è libero di pensare al film come una critica alla società moderna, o un’esaltazione del progresso umano, a un capolavoro assoluto, a un’idea mal sviluppata, piuttosto che a una stronzata colossale (parole sue).


Per non “suggerire nulla” poi, la musica di Glass venne montata in un ordine pressoché casuale. Inizialmente il compositore si adirò, perché aveva scritto determinati temi ispirandosi a certe scene. Ma anche in questo caso, le intenzioni e la personalità di qualcuno avrebbero potuto influenzare il pubblico.

Il regista dirige e monta il materiale con una delicatezza degna di un orologiaio. Non vuole lasciare impronte. E con tecniche cinematografiche d’avanguardia, scene freneticamente accelerate o esasperatamente rallentate, propone immagini mozzafiato del mondo in cui viviamo. Un mondo che – come prometteva lo slogan promozionale – non abbiamo mai visto realmente, fino ad ora.




Cinque anni dopo, il trio Coppola, Reggio e Glass replica con Powaqqatsi (Pouacàzzi), "Vita in trasformazione", e nel 2002 la produzione passa a Steven Soderbergh con Naqoyqatsi (Nacoicàzzi), "La vita come guerra".

Se una sera avete voglia di guardare qualcosa di diverso, di mettere in discussione la vostra concezione del mondo, se volete capirlo un pochino di più, ed essere attivi davanti alla televisione, ve lo consiglio di cuore. Se vi farà bene così come l'ha fatto a me, vi ritroverete anche voi a consigliarlo, storpiandone il nome per non farvi ridere in faccia.
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categoria : musica, cinema, diario