
È dura prendere una posizione, quando sei un Beatlesiano da più della metà dei tuoi anni, e quando sei al tuo quarto computer Macintosh.
Fatto sta che le due Apple tornano a scontrarsi. Effettivamente, nei primi anni ottanta, la casa informatica aveva stipulato un accordo con gli scarafaggi di Liverpool in cui giurava che MAI si sarebbe buttata sul mercato musicale.
Ma nemmeno lontanamente.
Passò qualche anno, e la Apple Computer inserì i primi effetti sonori nell'ambiente del suo sistema operativo. Uno di questi, si chiamava "Sosumi". Sempre pensato che fosse una parola giapponese fino a quando, qualche anno fa, mi spiegarono che trattasi di sberleffo alla Apple Music. "Sosumi", infatti, sarebbe la trascrizione fonetica di: "So, sue me!", ovvero: "E allora fammi causa!".
Sono passati gli anni, e la Macintosh ha lanciato gli IPod, ITunes ed è decisamente più presente sul mercato che non la Microsoft.
Come finirà la battaglia delle mele? Nel dubbio, mi mangio una banana.
Da Repubblica.it:
McCartney e soci, titolari dell'etichetta Apple Corps, si rivolgono
di nuovo al giudice: ed è sfida tra i due colossi miliardari
Mela contro Mela, i Beatles
fanno causa alla Apple computer
Secondo le rockstar, iPod e iTunes violano un precedente accordo
che impegnava la società di Jobs a non entrare nel business musicale
di CLAUDIA MORGOGLIONE
Frutto contro frutto. Mela contro Mela. Rockstar miliardarie contro nerd miliardari. Origine del contendere: un logo. Oggetto della disputa: la musica, o meglio l'iPod. Teatro della vertenza: l'Alta Corte di Londra. Potrebbe essere riassunto così uno dei processi più singolari, tra quelli in calendario nella capitale britannica. In primo luogo, per la celebrità planetaria dei protagonisti: i Beatles, o quel che ne resta, nel ruolo di accusatori. E sul banco degli imputati, un colosso informatico, la Apple di Steve Jobs.
Ed è proprio quel nome - Apple - la causa primaria della lite tra i due contendenti. Perché Apple Corps. Ltd è la società di proprietà di Paul McCartney, Ringo Starr e delle vedove di John Lennon e George Harrison. Vale a dire, la mitica etichetta fondata nel 1968, e che ha prodotto gli ultimi capolavori dei Fab Four prima dello scioglimento. Ma otto anni più tardi, nel 1976, negli Stati Uniti, viene registrato anche il marchio di una società informatica, chiamata Apple Computer: azienda destinata, nel tempo, a rivoluzionare il nostro approccio alle tecnologie.
C'è da dire, poi, che tra le due imprese non c'è solo un'affinità di nomi, ma anche di loghi: verde la mela beatlesiana, stesso frutto - ma a righe multicolori - quella jobsiana. Risultato: già in passato, le rockstar hanno intentato causa contro i cervelloni di Cupertino. Il risultato è un risarcimento di 29 milioni di dollari versato, nel 1991, dalla Apple Computer. Con tanto di clausola che impegnava il colosso tecnologico a limitare la sua presenza nel business della musica. Un accordo rinegoziato, in termini ancora più esplicitamente restrittivi, nel 1989.
Ma è proprio su questo che scattano le dolenti note. Perché le due parti hanno evidentemente un'idea assai differente sul significato di questa clausola. La Apple Computer, infatti, proprio sul download della musica ha fondato le sue strategie di inizio Millennio. Dimostrando, ancora una volta, un fiuto, e una capacità realizzativa, superiore a quella dei concorrenti: lo dimostra il boom planetario dell'i-Pod e della vendita online di file musicali attraverso i-Tunes.
Un successo che, però, a McCartney e Starr non è andato proprio giù. Tanto da ricorrere ancora una volta in tribunale, sostenendo la tesi che il miliardo di canzoni vendute online dalla Apple violano i termini del vecchio accordo. Mentre loro, i Beatles, finora hanno sempre rifiutato di far parte di quell'immenso archivio discografico. Tanto che, tra gli esperti di cose musicali, c'è chi crede che dietro questa mossa legale ci sia la voglia di arrivare a un accordo di vendita della song-list del gruppo particolarmente vantaggioso. A una cifra ancora più da capogiro di quanto ci si possa aspettare.
(29 marzo 2006)