postato da seaweeds
martedì, 29 maggio 2007

Prima di tutto, voglio dedicare questo post a chi si sperticherà in lodi... sperticate, appunto, per il geniale titolo che ho dato a questo post.

Dopo di che prenderò in esame alcuni film che sto visionando in questi giorni, colto da una irresistibile attrazione per il muto. Trattasi di un genere particolare molto in voga nell'Europa di inizio secolo.

Nessuno ha mai scoperto le motivazioni dietro a certe scelte stilistiche dei registi dell'epoca: i film venivano girati senza dialoghi e velocizzati in modo che i personaggi si muovessero come dei nevrotici galletti, gli attori erano costretti a seguire diete carenti di ferro per risultare pallidi come cenci. Bisognava stare molto attenti ai suoni: se a un attore scappava anche un solo sospiro, si doveva rigirare la scena con conseguente aumento dei costi. La pellicola in bianco e nero, si sa, è più cara di quella a colori, inoltre veniva graffiata e tagliata in più punti per simbolizzare le alterne vicende dell'animo umano. La colonna sonora, generalmente per pianoforte, doveva essere eseguita dal vivo durante le proiezioni perché le principali sale europee non avevano ancora adeguato l'impianto audio al sistema THX.

Ma passiamo alla selezione di sette titoli che a mio avviso non dovrebbero mancare nella videoteca di nessun appassionato.

Intanto è interessante osservare come cinque su sette siano pellicole dell'orrore. O perlomeno con elementi orrorifici. Non per mia scelta, tengo a sottolineare, ma proprio perché si tratta di un elemento narrativo comune a quel tempo.

1914 - Cabiria

Orgoglio di casa nostra. Diretto da Giovanni Pastrone, vanta uno sceneggiatore d'eccezione: Gabriele D'Annunzio, autore anche dei dialoghi e didascalie presenti nel film. Uno dei primi kolossal storici, antesignano del peplum, che vede il debutto del personaggio Maciste. Si trattava del genovese Bartolomeo Pagano, scaricatore di porto che rivestì in seguito i panni (pochi) del forzuto eroe per un'altra trentina di film. Per la prima volta, eccetto un paio di esperimenti precedenti, viene introdotta la "carrellata" in un lungometraggio.
Non più un'inquadratura fissa, dunque, ma la macchina da presa può anche essere montata su un supporto mobile.
Nota personale: ho avuto la fortuna di vederlo proiettato, restaurato, al teatro Carlo Felice con l'orchestra che eseguiva la colonna sonora dal vivo. Esperienza unica.

E voi no.

Ecco.


1920 - Der Golem - Wie Er In Die Welt Kam

Diretto e sceneggiato da Paul Wegener e Henrik Galeen traspone cinematograficamente la leggeda del mostro d'argilla a cui il rabbino Löw ha instillato la vita. Precursore (almeno cinematograficamente) del mito dell'uomo che cerca di sostituirsi a Dio, Il Golem è uno dei primi capolavori dell'espressionismo tedesco: scenografie cupe, irreali, deformi (la stessa parola "Golem" significa "massa informe") che comunicano disagio e inquietudine.





1920 - Das Cabinet Des Dr. Caligaris

Tanti anni fa, Fantozzi fu assunto nella mega ditta con la qualifica di spugnetta per francobolli. Riuscì nell'impresa perché all'esame attitudinale, dietro soffiata di un capo usciere corrotto, rispose così a due strane domande del Presidente della commissione...
Professor Guidobaldo Maria Riccardelli- Le piace il cinema espressionista tedesco?

Fantozzi- Io... io... È il grande amore della mia vita. E voglio in questa sede ricordare i grandi maestri Murnau e Robert Wiene, di cui tutti noi non possiamo fare a meno dell'irrinuciabile capolavoro "Das Cabinet des Doktor Caligarisss".

Riccardelli: Caligari!

Fantozzi: Caligari...

            

È già detto tutto qui. Aggiungo soltanto che alle meravigliose scenografie vi è l'esempio di uno dei primi casi di narrazione in flashback, nonché di finale a sorpresa, che capovolge interamente l'assunto del film.


1922 - Nosferatu - Eine Symphonie Des Grauens

Ancora oggi è il più fedele adattamento del Dracula di Bram Stoker seppur i nomi siano stati cambiati in toto per problemi di copyright con l'autore. Il regista Friedrich Wilhelm Murnau venne condannato a bruciare tutte le copie della pellicola, ma è grazie a una sua provvidenziale "dimenticanza" che si salva la copia che è giunta fino ai giorni nostri. L'interpretazione dell'agghiacciante Max Schreck (in tedesco: Massimo Terrore) è così convincente c
he nasce la leggenda che si trattasse di un vero vampiro.
Scene d'antologia a go-go: l'avanzare minaccioso del conte visto attraverso il boccaporto della nave, il vampiro sulla soglia del suo ospite, e il maestoso finale.

Eccellente anche il remake del 1979 diretto da Werner Herzog con uno strepitoso Kinski nel ruolo del vampiro. Il regista tedesco ripete le inquadrature in modo pressoché maniacale. Nonostrante il sonoro, i dialoghi sono limitati all'essenziale, e l'atmosfera è quasi pari all'originale.


1922 - Dr. Mabuse, Der Spieler

Capostipite di una saga ripresa negli anni da più autori, è in origine diretto da Fritz Lang. Tratto dal romanzo di Norbert Jacques e adattato dall'allora moglie di Lang, Thea Von Harbou narra le gesta dei diabolico dottor Mabuse. Noto psichiatra e padrone assoluto della criminalità berlinese. Con le sue capacità ipnotiche e la sua abilità nei travestimenti tiene in scacco il procuratore Wenck. La corruzione, la vita dissoluta, le bische, l'inflazione e i crolli bancari sono evidenti richiami alla cosidetta Repubblica di Weimar. Il film, rivisto ai giorni nostri, ha conservato la tensione, la sorpresa e il ritmo di ottantacinque anni fa.

Impressionante, considerando la durata di oltre quattro ore (c'è da dire che all'epoca uscì diviso in due parti, a un mese di distanza l'una dall'altra). Fritz Lang riprenderà il personaggio altre due volte, nel 1933 con Il testamento del dottor Mabuse e nel suo ultimo film, Il diabolico dottor Mabuse del 1960, ma senza bissare il successo e l'impatto di questo primo capitolo. Il carismatico Rudolf Klein-Rogge veste i panni del dottore qui e nel sequel del '33, oltre ad interpretare lo scienziato folle di Metropolis.


1926 - Faust - Eine Deutsche Volkssage

Il regista di Nosferatu traspone il classico goethiano ispirandosi all'opera di Eugène Delacroix. Raffinato e simbolico, con un Mesfistofele un po' sovrappeso, il film è un'altra immersione nell'espressionismo tedesco, che culmina con la scena in cui il diavolo avvolge la città con la sua cappa infernale. Quattordici anni dopo, la scena è ripresa con uguale effetto in Una notte sul monte calvo, da Fantasia di Walt Disney.
Si tratta dell'ultimo film tedesco di Murnau, prima della sua partenza per gli Stati Uniti.


1927 - Metropolis

Non solo considerato uno dei più grandi film del regista austriaco, ma anche dell'intera storia del cinema. Quest'anno compie ottant'anni, e il futuro che profetizzava è sempre più vicino: il 2027, un secolo dopo la sua realizzazione. La fiaba fantascientifica di Freder e Maria è un'utopia scritta ancora una volta da Thea Von Harbou e condita da un curioso misticismo operaio, lotta di classe e simbologia dantesca. La cristologia del giovane Freder - figlio del padrone della città - che conosciuto l'amore della semplice Maria entra in contatto con la città degli operai, porta in sé un messaggio ingenuo e allo stesso tempo di speranza. "Tra il braccio e la mente serve l'intermediazione del cuore" dice l'aforisma con cui si apre il film, ma quarant'anni dopo, il regista non sembra condividere più questo adagio.

"Ho spesso dichiarato di non amare Metropolis: perché è impossibile per me oggi, accettare il "messaggio" del film. È un'assurdità quella di dire che il cuore è l'intermediario fra le braccia e la mente. Cioè, evidentemente, tra l'impiegato e il datore di lavoro, il lavoro e il Capitale. Il problema è sociale, e non morale. Ci credevo mentre giravo il film, come avrei potuto terminarlo altrimenti?
Ma in seguito cominciai a capire che non andava. Ho pensato, ad esempio, che uno dei difetti consisteva nel modo con il quale avevo descritto il lavoro dell'uomo e delle macchine. Ricordate, ad esempio, gli orologi e l'uomo che lavora in armonia con essi? Diventava una parte integrante delle macchine. Compresi che tutto ciò era troppo simbolico, eccessivamente semplicistico nell'evocazione di quelli che si definiscono i guai della meccanizzazione."

Una spiegazione meno ideologica per questo "distacco" dalla pellicola potrebbe trovarsi anche nell'adesione al nazionalsocialismo della Von Harbou, dalla quale Lang si separò nel 1933, prima di fuggire dalla Germania. E dire che Hitler considerava il film uno dei suoi preferiti.


          

  Queen "Radio GaGa" (1984) e Madonna "Express Yourself" (1989)

E questo, fatevelo durare per un po'...
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categoria : cinema

postato da seaweeds
mercoledì, 23 maggio 2007

È sempre un grande piacere quando Paulino torna a farsi sentire, soprattutto dopo un periodo così nero come quello degli ultimi mesi.
E per la prima volta nella sua carriera si presenta anche con un video decente, girato dal geniale Michel Gondry e con la bella Natalie Portman.

Un post dedicato a chi stasera ha un'uscita importante.

Let's dance, tonight!




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categoria : musica, beatles

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martedì, 22 maggio 2007

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categoria : fotografia, repliche

postato da seaweeds
venerdì, 18 maggio 2007

Quando i fumetti rispettavano ancora un dovere morale nei confronti dei lettori.

Paperino e il Muro del Riso (Topolino N. 96, 1954)

Buci e le Pulizie di Primavera (Topolino N. 1, 1949)

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