
All'uscita di un parcheggio vedo una signora che sfiora i novant'anni al volante della sua auto. Dal finestrino continua a mostrare la mano con la speranza di fermare il traffico e immettersi nella corsia. Alla fine riesce nel suo intento. Dopo cento metri la vedo accostata all'altezza di un incrocio. Sta parlando con una tizia sul marciapiede che, quando mi vede, mi fa cenno di ascoltare cos'ha da dire la guidatrice.
Fra gli scaffali di un negozio di musica, sto cercando dei dischi per un amico, tenendo in mano la lista con i titoli. Alla mia sinistra c'è uno spilungone con i capelli a spazzola e gli occhiali come i miei, che pare uscito da La Rivincita dei Nerds. Mi dice una cosa che non capisco. Tolgo gli auricolari e chiedo di ripetere.
Prima di entrare a vedere W., la nuova "stonata" di Oliver - regista che avevo smesso di seguire da anni, ormai, per via delle sue badilate di retorica che fanno l'effetto di un fritto misto unto e bisunto - non sapevo davero cosa aspettarmi. Se una biopic, una parodia, una farsa, o che.
Poco da aggiungere sul film, dal momento che sono ancora perplesso. La durata di due ore e dieci non aiuta (almeno tre coppie hanno lasciato la sala a metà film), e questo difficile bilanciamento tra la farsa e la biografia, alla fine, confonde le acque.