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venerdì, 31 ottobre 2008

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categoria : diario, alganacco, seaweeds goes to hollywood

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mercoledì, 29 ottobre 2008

All'uscita di un parcheggio vedo una signora che sfiora i novant'anni al volante della sua auto. Dal finestrino continua a mostrare la mano con la speranza di fermare il traffico e immettersi nella corsia. Alla fine riesce nel suo intento. Dopo cento metri la vedo accostata all'altezza di un incrocio. Sta parlando con una tizia sul marciapiede che, quando mi vede, mi fa cenno di ascoltare cos'ha da dire la guidatrice.
Mi chino all'altezza del finestrino, già sapendo di avere poche speranze di aiutarla.
L'anziana pilota ha la faccia terrorizzata e mi spiega che non sa come fare a tornare a casa. Mi parla di strade di Los Angeles a me ignote, mi dice che non sa come uscire da quella zona, e sembra che se non dovesse riuscirci, morirebbe certamente.
Mi viene da risponderle soltanto con uno stupido: "I'm sorry, but I'm italian..."
Lei, continuando con il suo tono lamentoso e il terrore negli occhi, mi dice: "I'm italian too!"
A parte che se avessi dichiarato di essere cinese, probabilmente, m'avrebbe risposto allo stesso modo, ma il tono che ha usato era lo stesso, lamentoso, della richiesta di indicazioni.
Rispondo ancora più stupidamente, con un convenzionale "Really?". Come se all'improvviso ci saremmo messi a parlare del sole, della musica, della cucina del bel paese.
Mi indica una famigliola che sta attraversando la strada e mi esorta a chiedere loro.
Li fermo, spiego la situazione, loro parlano con la signora, le dicono di andare diritta, poi a destra, poi sempre diritta fino all'imbocco della freeway, la signora se ne va, loro se ne vanno, e io resto lì sul ciglio della strada. Perplesso.

Fra gli scaffali di un negozio di musica, sto cercando dei dischi per un amico, tenendo in mano la lista con i titoli. Alla mia sinistra c'è uno spilungone con i capelli a spazzola e gli occhiali come i miei, che pare uscito da La Rivincita dei Nerds. Mi dice una cosa che non capisco. Tolgo gli auricolari e chiedo di ripetere.
Mi dice: "You look like Neil Young's son". Rifletto un secondo con lo sguardo verso il soffitto. Poi chiedo conferma: "Neil Young's son?". Annuisce.
Ma nel senso che assomiglio a un giovane Neil Young, o all'effettivo figlio di Neil Young?
Rispondo: "I wouldn't know..."
Mentre questo si allontana, resto un po' lì fermo a meditare. Perplesso.



(Per la cronaca, entrambi i figli maschi di Neil Young soffrono di paralisi cerebrale. Se l'osservazione che intendeva fare il nerd fosse questa, non è dato a sapere.)  
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lunedì, 20 ottobre 2008

Ma solo io trovo questa foto molto stupida?

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categoria : cronaca scema

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venerdì, 17 ottobre 2008

Prima di entrare a vedere W., la nuova "stonata" di Oliver - regista che avevo smesso di seguire da anni, ormai, per via delle sue badilate di retorica che fanno l'effetto di un fritto misto unto e bisunto - non sapevo davero cosa aspettarmi. Se una biopic, una parodia, una farsa, o che.
Del resto, coi presidenti Stone ci sguazza. E dopo un presidente morto da tanto (JFK) e uno morto di fresco (Nixon), si arrischia con uno vivo. E in carica.
Uscito dalla sala, non sono ancora sicuro di ciò che ho visto. Se una biopic, una parodia, una farsa, o che.
Per carità, il film ha una sua originalità, ma Stone non è la premiata ditta Zucker-Abrahams-Zucker, e le gag e le battute arrivano quando meno te l'aspetti. E ciò è inteso in senso negativo.
Se Josh Brolin ha fatto uno studio del personaggio sbalorditivo (mimica e voce sono iper-realistici), altri personaggi paiono usciti da un pessimo sketch del SNL o, meglio, MAD TV. Mi riferisco in particolare a Thandie "M:I II" Newton, che interpreta Condoleeza.
L'allevatore di Babe, il maialino coraggioso, ormai si è specializzato nel ruolo del presidente americano ed è almeno la quarta volta che ne interpreta uno diverso. Questa volta è il papà di W.
Bravi, bravi, bravi, Jeffrey Wright nel ruolo del generale Powell e - non ci sarebbe nemmeno bisogno di dirlo - Richard Dreyfuss come Dick Cheney.
Scott Glenn, che pare sempre più un Carradine illegittimo, è piacevole da seguire anche quando non fa niente, e Stacy "Mike Hammer" Keach non ha più alcuna parvenza del sex symbol che volevano farci credere che fosse, negli anni ottanta.
Poco da aggiungere sul film, dal momento che sono ancora perplesso. La durata di due ore e dieci non aiuta (almeno tre coppie hanno lasciato la sala a metà film), e questo difficile bilanciamento tra la farsa e la biografia, alla fine, confonde le acque.
Buona colonna sonora countryeggiante, fra cui spiccano "Mama don't let your babies grow up to be cowboys" di Willie Nelson, e un buffo Can Can finger-pickato.
Con questa storia e questi personaggi, Kubrick avrebbe fatto un altro Dottor Stranamore. Stone ha fatto W.
Magari, fra anni, sarà considerato un film innovativo. Se cambio idea, ve lo faccio sapere.
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categoria : cinema