Dopo Paolo Sorrentino, anche Michele Placido va a fare il suo bravo "reportage" sui luoghi disastrati.
E già ci sarebbe da chiedersi perché.
Sì, certo, è toccante vedere questa comunità di macedoni adottata da più di vent'anni dagli aquilani. Ma almeno Sorrentino è stato abbastanza discreto da celarsi dietro la telecamera, anziché distribuire pacche sulle spalle e aneddoti sulla sua famiglia di emigranti a chi ha appena perso casa, famigliari e amici.
Insomma, va bene il primo ministro con il suo bel caschetto, va bene il presidente della Repubblica, ma Michele Placido che alta carica rappresenterebbe?
A essere maliziosi verrebbe da pensare che voglia farsi bello con le disgrazie dei terremotati. E a questo punto si potrebbe includere retroattivamente anche l'operazione di Sorrentino.
Ma noi non siamo maliziosi.
Più che altro ho qualche perplessità sulla "firma" di questi reportage. Che per chi non li avesse visti non hanno alcun valore artistico, diciamo. Una comune telecamera che si aggira tra le macerie, senza alcun intervento autoriale. Non sono neanche documentari. Insomma, forse il termine "reportage" è quanto di più distaccato e corretto si possa dire.
Ecco. E allora il filmato "DI" Paolo Sorrentino ha le riprese di Andrea Donati e Stefano Cipullo, mentre il montaggio è di Mariagrazia Morrone.
Quello "DI" Michele Placido (con la collaborazione di Antonello Caporale) ha le riprese di Stefano Cipullo e il montaggio è di Alice Vivona.
Qualcuno vuole cortesemente spiegarmi queste due "DI" per che cosa stanno?