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giovedì, 16 agosto 2007

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Quando avevo dieci, undici anni, durante le estati passate quassù in trentino avevo un amico che si chiamava Paolo. Era il figlio della Saveria, che preparava delle straordinarie marmellate e mi invitava a merenda quasi tutti i giorni.

Paolo ha una decina d'anni in più di me, ed era il figo del paese. Bellissimi occhi azzurri e lineamenti alla Paul Newman. Era il ribelle, Rusty il selvaggio, era il fratello maggiore che ti protegge, ammirato e temuto da tutti.
Portava degli stivali alla texana, e quando ebbe la sua prima auto divenne un modello irraggiungibile. Con l'interno dei sedili scamosciati chiari, e una bandiera di Elvis tesa contro il lunotto posteriore.
Nel cassetto del cruscotto mostrava con orgoglio la scatola di preservativi e le cassette di Elvis che andavano a ripetizione nella sua radio.
Probabilmente era la prima volta che sentivo parlare di Elvis.

Quando Paolo comprò la moto fece un incidente gravissimo rimanendo in coma per qualche mese. Quando tornò, fu accolto come una leggenda. Nonostante fosse rimasto zoppo a vita, quella camminata claudicante gli ha sempre conferito ancora più carisma. Come una ferita di guerra.

Era tornato il sacerdote di Presley, era tornato il giovane discepolo del rock 'n roll, il mio piccolo mito personale e la sua vita spericolata.


Nel 1970 Elvis tornò a risplendere con una serie infinita di concerti maestosi, come si addice al Re, appunto. Il suo ingresso sul palco è da pelle d'oca: sulle note di Also Spracht Zarathustra di Richard Strauss. Chiunque, anche (e soprattutto) oggi, si sognasse di fare un'entrata del genere verrebbe subito tacciato di essere kitsch e pacchiano. Invece è il trionfo di Elvis, dei vestiti a zampa tempestati di brillanti che richiamano le luci e gli eccessi di Las Vegas, dove si esibiva.


La classica, maestosa, intro di un concerto di Elvis: Also Spracht Zarathustra e See See Rider

Da quel momento, fino alla fine, Elvis diventa una macchina da concerti. Quasi un migliaio di date, circa una ogni tre giorni, e spesso con più di un concerto per data. Nonostante la scaletta vari di tour in tour, gli spettacoli seguono un rituale abbastanza rigido: l'ingresso sul tema di 2001: Odissea nello spazio e la chiusura con lo speaker che annuncia "Elvis ha lasciato l'edificio". L'equivalente pagano di un "La messa è finita, andate in pace".
Sostiene che "al pubblico bisogna dare uno spettacolo. Se stessi immobile sul palco a cantare, senza muovere un muscolo, la gente penserebbe "mio Dio, potevo rimanere a casa e ascoltare i suoi dischi". Devi dar loro uno show, qualcosa di cui parlare".

E Elvis fa parlare. Nel bene e nel male. I detrattori sostengono che non sa stare al passo coi tempi. Gli ammiratori invece sono entusiasti di uno spettacolo di buona musica, con il re degli esecutori sul palco e una band rodata da tempo. Presley è mattatore, fra una canzone e l'altra racconta aneddoti, ride e scherza con il pubblico. Pure troppo, a volte: spesso non ricorda i testi delle canzoni e allora improvvisa, a volte lo fa solo per amore di battuta. Infila strafalcioni, cambia le parole.

Come in "Fever" quando, anziché dire "when you hold me tight" (quando mi stringi forte) dice "when you pull my hair" (quando mi tiri i capelli) o in "Love me tender" dove "You have made my life complete" (hai reso la mia vita completa) diventa "you have made my life a wreck" (hai reso la mia vita uno sfacelo). E ancora nella sua versione di "Yesterday" dove "I'm not half the man I used to be" (non sono nemmeno la metà dell'uomo che ero) diventa "I'm not half the stud I used to be" (non sono nemmeno la metà dello stallone che ero).
In "American Trilogy", la terra del sud, Dixieland diventa spesso Disneyland. In "And I love you so" invece di domandarsi "How I lived till now, I tell them I don't know" (come ho vissuto fino ad ora, rispondo loro che non lo so" si chiede "How I lived to now, I'm living with a cow" (come vivo ora, vivo con una mucca).

Scherza anche sul suo peso chiedendosi in varie canzoni, se il suo vestito reggerà lo sforzo. In "You've lost that lovin' feeling" ammette "Baby, baby, I'd get down on my knees for you, it this suit weren't too tight" (Piccola, mi mettere in ginocchio per te se questo vestito non fosse troppo stretto). O durante una spaccata, cantando Suspiscious Mind, dove le parole cambiano da "Because I love you too much baby" a "I hope this suit don't tear up baby".
Ma il momento più ilare e famoso di Elvis è certamente durante una serata a Las Vegas, dove da principo cambia "do you gaze at you doorstep and picture me there" (fissi la soglia di casa e mi immagini lì) in "do you gaze at your bald head and wish you had hair" (fissi la tua testa pelata e desideri avere i capelli) e poi si lascia andare in una crisi di riso contagioso che prosegue fino alla fine della canzone.


          

Suspiscious Minds (I hope this suit...) e Are You Lonesome Tonight (laughing version)

Elvis non ama particolarmente volare. Per questo motivo, non si esibì mai fuori dagli Stati Uniti. Da tutto il mondo, dunque, provenivano ogni anno migliaia di fan che desideravano assistere a un suo concerto. Fino allo storico concerto di Honolulu del 14 gennaio 1973, che viene trasmesso via satellite in tutto il mondo. Un miliardo di telespettatori segue la diretta e qualche altro milione la differita del giorno seguente.

Il 9 ottobre di quell'anno viene sancita la separazione con Priscilla, che l'aveva lasciato l'anno prima a causa delle frequenti assenze per le turné e i pessimi rapporti con la Memphis Mafia. Era denominato così l'entourage di amici, parenti e guardie del corpo che aveva eretto un muro intorno al Re. Nonostante Elvis e Priscilla siano rimasti sempre buoni amici, Presley cade in una profonda e duratura depressione. I farmaci di cui abusa lo portano spesso al ricovero in ospedale, e un'alimentazione disordinata lo porta ad ingrassare a dismisura e a sottoporsi a diete dimagranti a base di medicinali.

La frenetica attività concertistica gli lasciò poco tempo per incidere nuovi album da studio. E quei pochi non erano sempre di alta qualità. Nell'ultimo periodo sembrava aver ritrovato l'entusiasmo e realizzò il buon Moody Blue, che riceve i consensi di pubblico e critica.

Ma nei suoi concerti si trascina spesso a fatica, manca la verve, il carisma di una volta. Anche se ogni volta che sorride, quegli occhi mandano al pubblico un calore umano indescrivibile. Durante un concerto particolarmente penoso, sull'ultima canzone infila ancora uno dei suoi giochetti, questa volta amaro. Si tratta di "Can't help falling in love" che invece di cantare "Wise men say, only fools rush in" dichiara "Wise men know, when it's time, time to go" (gli uomini saggi sanno quando è il momento, il momento di andare via".

Il suo ultimo concerto è del 26 Giugno 1977. Cinque giorni prima, stanco e affaticato ma con quel sorriso di cui parlavo sopra, conclude il concerto con questa "Unchained Melody" straziante.


Unchained Melody. Cinque giorni dopo l'ultimo concerto.

Elvis se n'è andato trent'anni fa oggi, il 16 agosto 1977. La sua fidanzata, Ginger Alden, lo trova riverso sul pavimento nel bagno della sua casa a Graceland. Il giorno dopo sarebbe dovuto cominciare un nuovo tour, e i due si sarebbero dovuti sposare a Natale. La causa del decesso fu l'aritmia cardiaca aggravata dall'abuso di pillole.


Da allora, i fan increduli continuano ad avvistarlo. Qualcuno ha perfino messo una taglia.
C'è chi dice che sia in una casa di riposo e combattere mummie con la forza del rock, ma io preferisco credere a chi dice che è tornato sul suo pianeta.

E mi piace ricordarlo così:


Can't Help Falling in Love. Con un acuto da brivido.



Qualche anno fa rividi Paolo dopo molto tempo. Ora è sposato e ha due bambine. Lavora in un'industria tessile.
Dopo i convenevoli di rito e le pacche sulle spalle gli chiesi: e Elvis?
- Elvis cosa?
- Beh, hai ancora la passione per il re?
e lui, sorridendo come se fosse la domanda più ingenua che gli fosse capitato di sentire, rispose:
- Ma no, non lo ascolto più da tempo! Era una cosa da ragazzi.

Provai profonda tristezza e un senso di tradimento. Come se Elvis avrebbe potuto rimanerci male.
Il re è morto, lunga vita al re.


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lunedì, 16 luglio 2007

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Gran parte degli anni sessanta sembrano confermare la fine del regno di Elvis Presley. I contratti cinematografici lo portano lontano dalle sale d'incisione, e realizzerà 29 film nel giro di otto anni.
I suoi successi di quel periodo sono prevalentemente estratti dalle colonne sonore di queste pellicole: "Can't Help Falling in Love", "Return to Sender" o "Viva Las Vegas".

L'invasione britannica, capitanata da Beatles e Rolling Stones aveva distolto l'attenzione da lui.
I fab four arrivarono negli Stati Uniti, e si esibirono all'Ed Sullivan Show, roccaforte del Re. Questi e il colonnello Parker mandarono un telegramma congratulandosi con i quattro di Liverpool e augurando loro un grande successo negli Stati Uniti.

Per alcuni si trattava dello scontro generazionale tra il vecchio e il nuovo. Elvis non sembrava più così figo come una volta, e ora i Beatles dettavano la loro moda. Ma in realtà i quattro erano profondamente ammirati dai vecchi divi del rock 'n roll americano, Elvis in primis, che reputavano i loro grandi maestri.
A testimonianza del loro enorme rispetto per il Re, il contrabbasso di Bill Black - il suo bassista - che oggi è di proprietà dell'orgoglioso Paul McCartney. L'ex beatle lo ricevette in regalo della moglie Linda una ventina d'anni fa e lo suona in qualche occasione speciale.

Il primo maggio del 1967 Elvis e Priscilla, fidanzati da quasi dieci anni, si sposano a Las Vegas. Nove mesi dopo, danno alla luce Lisa Marie, futura signora Jackson. (O fu Michael Jackson a essere il signor Presley). A 33 anni, sposato e neo papà, Elvis veniva ora spodestato anche in patria. Da gruppi come Beach Boys, Byrds, Doors, Simon & Garfunkel e tutta la generazione psichedelica.

Nonostante due ottimi album di gospel, His Hand in Mine e How Great Thou Art (il secondo, peraltro, fece vincere a Elvis il suo primo Grammy) il destino del re sembrava segnato, fino a quando il colonnello Parker organizzò uno special natalizio intitolato semplicemente: ELVIS.
Registrato nel luglio del 1968, la trasmissione sarebbe andata in onda a dicembre.
Si tratta di un trionfo. Forse inaspettato, ma lo speciale di Natale diventa in realtà la celebrazione della rinascita di Elvis, tanto da venir rinominato, in seguito, Elvis Comeback Special.

"Comeback". Il ritorno.
Elvis è in stato di grazia. Con un completo sadomaso di pelle nera, il re parla, ride e scherza con i suoi sudditi, sfoggia la migliore delle voci e offre alcune delle sue più sentite performance.
Il successo dell'operazione torna a far parlare di Elvis, il quale corre in studio di registrazione per incidere due dei suoi album migliori e appassionati: Back in Memphis e From Elvis in Memphis. Due canzoni, fra i tanti successi: Suspiscious Minds e In the Ghetto.

Mentre si andava a delineare la band che lo avrebbe accompagnato nei tour per i sette trionfali anni seguenti, il colonnello firma un contratto con l'International Hotel di Las Vegas per una serie di concerti passati alla storia.

Da quel momento in poi, nessuno oserà più guardare a Elvis come un re decaduto.

          

  Viva Las Vegas! (1964) e il matrimonio (1967)
 

          

Elvis Comeback Special Opening Medley e Are you Lonesome Tonight? (1968)

3 - Continua
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sabato, 16 giugno 2007

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Le contaminazioni di country e blues, e la voce di Elvis, creano confusione tra le radio americane. Molti, DJ inclusi, pensano sia un cantante di colore. Altri non sanno bene se sia un bianco che canta blues o un nero che canta country.

Le sue prime esibizioni, timide, imbarazzate e nervose all'inizio, si trasformano in magnetiche e aggressive col passare del tempo. Le gambe molleggiate, i movimenti pelvici e l'interpretazione passionale fanno stragi di cuori fra le adolescenti.

Sam Phillips non riesce più a gestire il crescente successo del suo pupillo e per la cifra astronomica di trentacinquemila dollari, vende il contratto di Elvis alla RCA. Il folcloristico Colonnello Parker diventa il suo geniale e diabolico manager, tenendoselo stretto fino all'ultimo.

Cominciano le apparizioni televisive in programmi via via sempre più importanti, fino a raggiungere, il 9 settembre del 1956 il popolare Ed Sullivan Show. La stessa trasmissione (e l'uomo) che in seguito lancerà i Beatles in America. Heartbreak Hotel (il primo singolo con la nuova etichetta), Jailhouse Rock e Hound Dog sono hit immediate e di portata mondiale.

Il ragazzo di Memphis viene incoronato re del rock. Ma crea scandalo nell'opinione pubblica. Nell'agosto del 1956, un giudice di Jacksonville, Florida, minaccia di arrestarlo se durante lo spettacolo avesse in qualche modo agitato il corpo. Elvis canta Hound Dog ballando solo col mignolo della mano.
Perfino la Chiesa Cattolica dice: Attenzione a Elvis Presley!
Lui, che non ha mai smesso di cantare gospel e di professarsi credente.

Poi il cinema si accorge di lui e lo rende protagonista di Fratelli Rivali (Love me Tender), Il Delinquente del Rock 'n Roll (Jailhouse Rock) e La Via del Male (King Creole). Registi come Michael Curtiz e Robert Wise sono al servizio del re per confezionare delle storie che fungano da pretesto per le sue canzoni. Elvis diventa un genere cinematografico a sé.


Ma il sogno sembra destinato a infrangersi quando, il 20 dicembre 1957, Elvis riceve la chiamata al servizio militare. Arruolato nel primo battaglione della trentaduesima armata, il re chiede che non gli vengano accordati trattamenti privilegiati, e rifiuta il "Servizio Speciale" che lo esonererebbe da determinati incarichi permettendogli di continuare a esibirsi.
Nei due anni di servizio militare, la RCA sforna alcune raccolte di materiale inedito per non venir meno alle richieste del pubblico, e per continuare a far parlare di Elvis in sua assenza.


Nel frattempo Elvis è di stanza in Germania e conosce la figliastra quattordicenne di un ufficiale aeronautico. Priscilla Banlieu, il suo grande amore che, nel bene e nel male, le resterà accanto tutta la vita. Ma durante lo stesso periodo, Elvis fa un'altra conoscenza che lo accompagnerà fino alla morte: un sergente gli offre alcune pillole di anfetamina. Non è il re del rock ad assumerle, ma il ragazzo schivo e emarginato di Memphis, che ne ha bisogno per sostenere il riscatto della la sua altra personalità.

Dall'altra parte dell'oceano, la madre Gladys fatica a convivere con il crescente successo del figlio, che lo tiene lontano da lei. Aumenta di peso e beve continuamente. Le sue condizioni peggiorano, e a Elvis viene accordato il permesso di visitarla un paio di giorni. Pochi giorni dopo, la donna muore all'età di quarantasei anni, il 14 agosto del 1958.





Il 5 marzo del 1960, Elvis viene congedato e fa ritorno nel suo regno. Un'apparizione televisiva nello speciale che Frank Sinatra gli dedica (Welcome Home Elvis), un paio di concerti di beneficenza e un nuovo contratto con il cinema. A cominciare da Caffé Europa (G-I. Blues), che richiama la sua recente esperienza militare.

La sua popolarità, però, è in calo. I due anni di servizio militare e la recitazione non gli hanno lasciato molto tempo per incidere nuove canzoni o fare concerti. Il declino sembra arrivato anche per lui, come per tutta la prima generazione di rockers: Jerry Lee Lewis, Little Richard, Carl Perkins, Chuck Berry, Gene Vincent... (Buddy Holly e Ritchie Valens se n'erano già andati "il giorno in cui la musica morì" nello schianto del volo N3794N. Ma questa è un'altra storia)
E forse può ritenersi fortunato per essere durato un po' più degli altri.


          

Heartbreak Hotel (1956) e Jailhouse Rock (1957)
 

          

Durante il servizio militare (1958-1960) e Love me Tender (1956)

2 - Continua
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martedì, 15 maggio 2007

Il 16 agosto di trent'anni fa, il Re del Rock 'n Roll tornava sul suo pianeta d'origine.
Elvis Aaron Presley era disceso fra noi l'8 gennaio del 1935 a Tupelo, Mississippi, scegliendo Gladys Love Smith e Vernon Elvis Presley come genitori terrestri. Sopravvive al gemello, morto appena nato.


I Presley frequentano ogni domenica la Chiesa Evangelica, offrendo a Elvis il primo contatto con la musica. A otto anni riceve in regalo una chitarra e impara i primi accordi dalla madre.
In seguito si trasferiranno a Memphis, in cerca di lavoro. Lì Elvis si sente una mosca bianca: schivo e timido, preferisce rimanere con i genitori che approfondire nuove amicizie. È appassionato di fumetti, in particolar modo quelli di Capitan Marvel, al cui look si ispirò per il suo celebre ciuffo e, anni dopo, per creare il suo "costume di Elvis".
A scuola era mal visto dagli altri ragazzi, costretti a portare capelli corti e maglietta mentre lui sfoggiava basette e vestiti sgargianti. I suoi abiti, infatti, venivano dalla zona "nera" di Memphis, dove si poteva comperare a buon mercato. A differenza di gran parte degli americani del sud, infatti, Elvis non faceva alcuna distinzione di razza e colore, e questo lo avvicinò presto alla black music che le emittenti specializzate trasmettevano.

Per aiutare in casa, Elvis comincia a fare il camionista. In uno dei suoi viaggi fuori Memphis, alloggia presso la casa della signora Gump a Greenbow, Alabama. Il figlio Forrest indossa dei tutori di metallo per correggere un difetto di deambulazione. Elvis osserva attentamente i movimenti del ragazzo e prova a replicarli nella sua stanza. Nascono così le celebri mosse elastiche e i movimenti pelvici.

Un giorno passa davanti alla Sun Records di Sam Phillips, che aveva già sotto contratto B.B. King e Johnny Cash. All'esterno c'è scritto che chiunque può incidere il proprio disco per un dollaro.
È il compleanno della madre e Elvis decide di regalarle una canzone che aveva sentito alla radio fin da piccolo: "My Happiness". Il produttore è entusiasta del carisma vocale del giovane, e pochi giorni dopo convoca il contrabbassista Bill Black e il chitarrista Scotty Moore per fargli incidere un pezzo. Dopo aver provato per ore senza risultati, Elvis propone un vecchio pezzo country: "That's alright Mama" che esegue a squarciagola e dimenandosi. Phillips lo interrompe chiedendogli cosa stesse facendo, ma anche Elvis non lo sa, si è lasciato trasportare dall'istinto. L'editore incalza: "Beh, cerca di capirlo, perché io di questo ne faccio un disco!

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