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mercoledì, 18 aprile 2007

Pensavo che da sei anni a questa parte è sempre più difficile restare al fianco degli amici musulmani. Sostenerli, aiutarli a far sentire la loro voce nella terribile confusione che ormai s'è creata intorno al loro mondo. Anzi, il nostro mondo, perché è di tutti, senza distinzioni.
Troppo spesso chi ha scelto la via violenta, gli integralisti, finisce per parlare per tutti. Anche chi non può. E così pure chi ha sempre "lottato" pacificamente per mostrare il vero aspetto dell'Islam, si trova sempre più spesso a indietreggiare, a rettificare, a rivedere la propria posizione.

Questo mi addolora, visto che da vent'anni cammino accanto ad amici musulmani. Gente squisita, spesso sorprendentemente dolce, generosa, nobile, spiritosa, acuta, ospitale, in totale antitesi con l'immagine del terrorista squilibrato che sempre più spesso si va ad accostare ai fedeli del Corano.

Fra questi vanno inclusi, ci tengo a sottolinearlo, i milioni di "occidentali" che hanno scelto di convertirsi. Professionisti, intellettuali, gente di cui forse siamo più portati a fidarci perché possono avere il volto del nostro collega, di un libraio, di un musicista o un attore famoso.

Ho desiderato, quindi, inaugurare questa sezione in cui parlerò proprio di quelle figure più o meno note, più o meno "insospettabili" e che appartengono a un Islam vero, bello e "pulito".


Uno di questi è lo shaykh Abdalqadir as-Sufi.

Nato nel 1930 in Scozia con il nome di Ian Dallas, fra gli anni cinquanta e sessanta svolse l'attività di scrittore, drammaturgo e attore. È autore di vari sceneggiati televisivi per la BBC fra cui una trasposizione della Jane Eyre di Charlotte Bronte.
Come scrittore ha pubblicato due romanzi, tre testi teatrali e uno studio filosofico.


Nel 1963 è Maurice, il telepata di Fellini in
, colui che guida la celebre passerella conclusiva. Sempre in quegli anni dona a Eric Clapton una copia del poema d'amore Layla e Majnun, al quale il chitarrista si ispirerà per la sua famosa Layla.

La sua conversione è già iniziata, e con l'Idhn (autorizzazione) di due shaykh si trova presto circondato da discepoli in Gran Bretagna, Asia, Africa e America. Successivamente fonda il movimento politco del Murabitun. Di derivazione Sufi - la confraternita più mistica dell'Islam - il Murabitun è impegnato nella diffusione dell'Islam e nella lotta all'usura.

Attualmente risiede in Sudafrica. Nel 2001 ha ricevuto la laurea ad honorem in letteratura dalla "Science University" di Penang. Nel 2005 sono stati pubblicati i suoi Collected Works. Nel 2006 ha pubblicato un libro di teoria politica intitolato The Time of the Bedouin.


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categoria : cinema, letteratura, islam tra noi

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lunedì, 25 settembre 2006

"Ho voluto studiare e ho imparato a scrivere libri. Ho scritto del mio lavoro e mi hanno accusato di rivelare segreti di stato. Ho scritto di storia e hanno detto che accusavo il presente. Se analizzavo le strategie militari preparavo una rivolta, e se scrivevo favole mi accusavano di diffondere la superstizione. Alla fine ho scritto la biografia di un uomo potente e mi hanno arrestato come sovversivo."


(Storia di fantasmi cinesi 2, 1990)
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categoria : politica, cinema, letteratura

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venerdì, 15 settembre 2006

Quando muore una persona importante, è consuetudine ricordarla con le frasi più significative che ci ha lasciato.

Eccone dunque alcune:

"Non voglio vedere questa moschea, è molto vicina alla mia casa in Toscana. Non voglio vedere un minareto di 24 metri nel paesaggio di Giotto, quando io nei loro paesi non posso neppure indossare una croce o portare una Bibbia. Se sarò ancora viva andrò dai miei amici a Carrara, la città dei marmi. Lì sono tutti anarchici; con loro prendo gli esplosivi e la faccio saltare per aria".

I leader politici italiani non le piacciono, Prodi e Berlusconi sono "two fucking idiots", quanto alle elezioni politiche non ha votato, né in Italia né per posta da New York: "Perché la gente si umilia votando? Io non ho votato. No! Perché ho una dignità. Se a un certo punto mi fossi turata il naso e avessi votato per uno di loro mi sarei sputata in faccia".

(30 Maggio 2006)

La Fallaci ha spiegato di voler raffigurare Maometto "con le sue nove mogli, fra cui la bambina che sposò a 70 anni, le sedici concubine e una cammella col burqa. La matita, per ora, si è infranta sulla figura della cammella, ma il prossimo tentativo probabilmente andrà meglio".

(23 Febbraio 2006)

"Oggi i simpatizzanti di Bin Laden e di Saddam Hussein non riempirebbero le piazze col loro pacifismo a senso unico".

(14 Marzo 2003)

"Fiorentini abbiate dignità. Non siate inerti. Chiudete i negozi e non mandate i bambini a scuola". Oriana Fallaci contro il movimento no global: "mettete il cartello che i coraggiosi misero nel 1922, cioè quando i fascisti di Mussolini fecero la marcia su Roma. Chiuso per lutto".

(6 Novembre 2002)

Riposi.
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categoria : politica, letteratura, cronaca seria

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mercoledì, 01 marzo 2006

Grazie al post di un'amica mi è tornato in mente un bellissimo monologo di Giorgio Gaber, molto suggestivo. Lo ascoltai, e lo vidi a teatro, quando a Genova esisteva ancora il Margherita.
A distanza di anni, rileggendolo, mi ha affascinato in un modo nuovo.

Giorgio Gaber, La paura

E camminando di notte, nel centro di Milano, semideserto e buio, e vedendomi venire incontro un incauto avventore, ebbi un piccolo sobbalzo nella ragione epigastrico duodenale, che a buon diritto chiamai «paura». O vigliaccheria emotiva.

Sono i momenti in cui amo la polizia, e lei lo sa: e si fa desiderare!

Si sente solo il rumore dei miei passi. Avrei dovuto mettere le Clark!

La luna immobile e bianca disegna ombre allungate e drittissime. Non importa, non siamo mica qui per fare delle fotografie, dai!...
 
Capello in testa e impermeabile chiaro che copre l'abito scurissimo, l'uomo che mi viene incontro ha pochissime probabilità di essere Humphrey Bogart. Le mani stringono al petto qualcosa di poco chiaro; non posso deviare, mi seguirebbe.
Il caso cane e gatto è un esempio chiarissimo. Finché nessuno scappa, non succede niente. Appena uno scappa, l'altro, wheef!... Ed è giusto. Perché se uno scappa, deve avere una buona ragione per essere seguito, altrimenti che scappa a fare, da solo! In quel caso si direbbe semplicemente: corre.
E se lui non mi seguisse, non ho nessuna voglia di mettermi a correre come un cretino alle due di notte per Milano.
Senza le Clark.
La luna è sempre immobile e bianca, come ai tempi in cui c'erano ancora le notti d'amore.

Non importa, proseguo per la mia strada, non devo aver paura, la paura è un odore e i viandanti lo sentono. Sono peggio delle bestie questi viandanti, è chiaro che lo sentono!...
 
Ma perché sono uscito?
Avrei dovuto chiudermi in casa, e scrivere sulla porta: «Non ho denaro.» A titolo di precauzione per scoraggiare ladri e assassini. E lo strangolatore solitario? Quello se ne frega dei soldi...
Dovrei andare a vivere in Svizzera; non si è mai abbastanza coraggiosi da diventare vigliacchi definitivamente!

Ma l'importante è andare avanti deciso, qualsiasi inflessione sarebbe di grande utilità al nemico. La prossima traversa è vicina, e forma un angolo acuto.
Acuto o ottuso? Non importa, però sento che lo potrei raggiungere l'angolo, e allora...
 
Ma il nemico avanza, allunga il passo. O è una mia impressione?
Ricordati del cane e del gatto: anche lui ha paura di me.
Eh?! Devo puntargli addosso come un incrociatore, avere l'aria di speronarlo, ecco cosí... È lui che si scosta. Disegna una curva...
No, mi punta.
Siamo a 10 metri. Le mani stringono al petto un grosso mazzo di fiori! Un mazzo di fiori? Chi crede di fregare? Una pistola!, un coltello!, nascosta in mezzo ai tulipani!
 
Come sono furbe le forze del male!... Eccolo!
È a cinque metri, è finita!
Quattro,
tre,
due,
uno...

Niente...
Era soltanto un uomo. Un uomo che senza il minimo sospetto mi ha sorriso. Come fossimo due persone.

È strano, ho avuto paura d'un'ombra della notte; ho pensato di tutto, l'unica cosa che non ho pensato è che poteva essere semplicemente una persona.
La luna continua a essere immobile e bianca, come ai tempi in cui c'era ancora l'uomo.
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categoria : musica, diario, letteratura