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Che il Vaticano intervenga sempre, e a sproposito, sulle questioni interne italiane, non è una novità e forse è un bene. La gente, dopotutto, quando si stanca smette di far caso a ciò che accade e si volta dall'altra parte.
Che i "disonorevoli" italiani intervengano sempre, e a sproposito, sulle questioni delicate come i rapporti con altri stati e altre culture non è una novità ed è sempre un male.
Ma che la Chiesa - quella del "dialogo interreligioso", dell'"amore verso il prossimo" - appoggi le pisciate fuori dal vaso di buzzurri con la camicia verde, usando un'ipocrita linea accondiscendente e di finto distacco, è davvero irritante.
L'opinione della Santa Sede. "I luoghi di culto che sono sede di una presenza spirituale autentica sono legittimi e diventano luoghi benefici per la conoscenza'', ha affermato stamattina Ravasi, presidente del pontificio consiglio della Cultura della Santa Sede, durante la giornata di studio su ''Culture e Religioni in dialogo''. La questione, ha spiegato Ravasi, presenta tuttavia due facce. "Da un lato - ha detto il 'ministro' vaticano della Cultura - bisogna riconoscere la legittimità del luogo di culto; d'altra parte questo non deve diventare un modello diverso". Quindi, se una moschea assume finalità politiche, "eterogenee alla propria identità religiosa", allora "lo Stato esige una verifica" e ha "il diritto di intervenire". "Io capisco che per alcune culture tante volte è difficile distinguere come distinguiamo noi - ha concluso Ravasi - ma la nostra è una società occidentale che distingue tra ambito religioso e ambito politico, 'A Cesare quel che è di Cesare'''.
1. Rompono già abbastanza le palle i cortei, i forzanuovini, le raccolte di firme, gli squallidi residenti di quartieri squallidi che si oppongono alle moschee perché "io non sono razzista, ma se in quel capannone ci fanno la moschea, poi il venerdì non si trova più parcheggio", senza che si debba anche chiedere il beneplacito della curia.
2. Cosa significa che "bisogna riconoscere la legittimità del luogo di culto; d'altra parte questo non deve diventare un modello diverso"? Che bisogno c'è di insinuare il dubbio? Quando si danno le licenze o le autorizzazioni ai commercianti, si discute di quello che possono fare o che non possono fare nell'esercizio?
"Il bar del signor Bartolazzi può aprire, a patto che non vi spacci droga"? "Il fioraio di via XX Settembre ha l'autorizzazione a mettere le piante sul suolo pubblico durante l'orario d'apertura, ma non può far prostituire la figlia nel retrobottega"? "Il tabacchino di vico Casana può vendere marche da bollo, basta che non smerci armi automatiche"?
Complimenti, bella strategia dialettica.
3. Se la nostra società "distingue tra ambito religioso e ambito politico", allora, per favore, chiudete quella cazzo di bocca.