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venerdì, 12 dicembre 2008

Con colpevole ritardo, vidi il capolavoro di Robert Wise del 1951 soltanto l'estate scorsa ed è immediatamente entrato nella mia personale lista di film preferiti.

La forza della storia, la sua modernità, il messaggio universale, i bravi interpreti e quella magnifica astronave, Klaatu, Gort restano perfettamente  solidi anche ai giorni nostri. Per cui sapevo che se volevo essere obiettivo nei confronti di questo remake, dovevo cercare di scordare il più possibile la fonte.

Nonostante il ritmo del nuovo trailer, pieno di esplosioni, adrenalina e corse contro il tempo, mi avesse fatto storcere la bocca, sono voluto andare a vedere il risultato finale.


Trailer a confronto. The Day The Earth Stood Still del 1951 e del 2008

Sono riuscito ad accettare il nuovo, spaventoso, Gort, anche il bravo Keanu Reeves nei panni di un impassibile Klaatu (per quanto il sorridente e rassicurante Michael Rennie che stringe amicizia con il bambino è a un livello irraggiungibile), ho accettato i nuovi effetti speciali (perché il rifacimento di un vecchio film dovrebbe lasciarsi vincolare dalle intuizioni visive di cinquant'anni prima?), ma sono rimasto molto infastidito dal completo stravolgimento del messaggio originario.

Ora, se non avete visto uno dei due film, o entrambi, non vi svelerò dove stia il tradimento. Basti sapere che è come se, in un rifacimento della leggenda di Robin Hood, anziché rubare ai ricchi per dare ai poveri, l'eroe di Sherwood si vendicasse di chi gli ha ucciso la moglie.
Insomma, la storia raccontata non sarebbe quella che conosciamo tutti.

Senza tenere conto che dimenticare un messaggio così importante, e rivoluzionario nel suo piccolo, a favore di distruzioni e uccisioni spettacolari, rende la riproposizione inutile e un po' vigliacca.
In sintesi, da vedere se non avete mai visto l'originale o soffrite di amnesia.
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giovedì, 27 novembre 2008


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mercoledì, 26 novembre 2008

...ma lui non c'era.

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venerdì, 14 novembre 2008

Vedere un film al cinema, in America, è un'esperienza curiosa.
A Los Angeles, ancora di più. Se è una prima, non ne parliamo.
Il film è il nuovo 007: Quantum of Solace.

Nel parcheggio del multisala c'è un'auto sportiva tagata "BOND MI6", che mette già di buonumore. La hall sembra il gate di un aeroporto, con i tabelloni dei vari orari e le varie sale. La nostra è tutta esaurita da giorni, ma noi sventoliamo i biglietti con i posti prenotati.
Il consueto "benvenuto" del capo-maschera, si spengono le luci e cominciano i trailer.

Il primo è Seven Pounds con Will Smith, diretto da Muccino. Per quanto detesti l'uomo in questione, provo un leggero orgoglio quando leggo: "From the director of The Pursuit of Happyness", solo che a fine trailer mancano i credits, e quindi il nome non si legge.

Comincia il film ed è ancora Italia. Avevamo lasciato Daniel Craig a Venezia, ora è sul Lago di Garda. C
i sono i carabinieri che parlano in italiano, e compaiono le didascalie in inglese. Inseguimento d'auto: Bond riesce a percorrere a duecento all'ora una strada stretta, regolarmente intasata dai turisti tedeschi. Che quando l'abbiamo fatta con l'amico Spassky per andare a Gardaland ci abbiamo messo quattro ore.
James Bond è davvero tosto.

Partono i titoli e la sala applaude ed esulta.
Judy Dench non è più accreditata come "Dame" ma, soprattutto, per l'intero film la chiamano "Ma'am" anziché M.
Ah, e Q continua a essere disperso.

Ancora Italia, Siena. Bond fa cadere un cestino con la confettura a una vecchina che si mette la mano davanti alla faccia piagnucolando in italiano: "Mamma mia, ch'ha fatto!" Niente sottotitoli, stavolta.
Quanto ho desiderato che la Sora Lella fosse ancora viva...

Un altro inseguimento, stavolta a piedi. Nei cunicoli sotto Piazza del Palio (a proposito, qual era l'utilità del Palio, per la storia?) e in giro per la città, Bond scassa robe che stavano lì da secoli.
Poi incontra una che c'ha la schiena bruciata, e tu ti chiedi se sia l'attrice ad avercela o il personaggio. E poi cercano di spiegarti il perché, ma la cosa non ha molto senso comunque.

Nel frattempo c'è stato un altro inseguimento moto-macchina e un altro fra motoscafi.

Poi c'è Giannini che è sempre bravo. E c'è anche Lucrezia Lante della Rovere che gli dice: "Amore, vieni qua. Ho voglia di sentire le tue mani sulla mia schiena". Cosa che chiunque direbbe di fronte a un ospite.
Ma Bond è un duro e non si scompone. Pure troppo.


Un altro inseguimento fra aerei fa presupporre che ce ne sarà uno fra treni, invece no.

Poi c'è un complesso alberghiero fighissimo nel deserto e poi no. Fine.


Film divertente e fracassone. Personalmente, quando si tratta di Bond faccio fatica a parlarne dal punto di vista puramente cinematografico: sceneggiatura, regia, interpretazione o fotografia assumono un significato secondario, con 007.
Lo scopo di un Bond-movie è l'intrattenimento, e quest'ultimo ci riesce bene. Come i suoi precedenti.
Non sono nemmeno un detrattore di Haggis, e se la trama potrà avere buchi sparsi, le sequenze d'azione sono decisamente all'altezza.
Ho trovato persino che il regista - a differenza dei suoi predecessori - si sia concesso un paio di interessanti tocchi autoriali in stile De Palma. Nella scena della Tosca, per esempio (un allestimento orribile che non andrei mai a vedere), e nell'incursione nell'edificio desertico.

Forse ci si continua a domandare perché fosse necessario creare un "nuovo Bond", quando quello vecchio andava benissimo. Ma, chiudendo un occhio, quello che si vede è comunque divertente.
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